tiportoio

Una delle domande che ogni tanto faccio alle persone che incontro, soprattutto ai protagonisti delle Storie Vere, è "Cos'è cambiato da allora?".

Quello che produciamo o che diventiamo, infatti, spesso è il frutto di un'evoluzione che raccoglie gli input epocali e li trasforma in attitudini, propensioni, affermazione di nuove filosofie.

Faccio questo mestiere da quasi vent'anni, e oggi questa domanda me la voglio fare anch'io, riferendomi a ciò di cui mi occupo: cos'è cambiato?

Io racconto storie basate, in sostanza, sulla volontà di esprimere identità, tipicità e cultura del territorio. Incontro ogni giorno produttori che danno il meglio di sè per raccontare la verità della loro terra e, di riflesso, del loro credo professionale, combattendo non poco per difendersi dalle insidie della globalizzazione, della burocrazia, dell'emulazione selvaggia.

E' analizzando proprio questi aspetti che ho notato i cambiamenti più significativi.

Ho visto crescere il numero di produttori di tipicità agricole, anche se concentrati soprattutto nel vino, il settore trainante per eccellenza. Ma non sono comunque rari i casi di chi si avventura in qualcosa di nuovo (qualche anno fa erano gli struzzi, poi le birrerie artigianali - peraltro sempre in auge - ora anche i dolci lievitati, giusto per citare qualche esempio).

E' incoraggiante. Significa che anche le nuove generazioni credono alle loro radici, che vi fanno ritorno anche dopo aver provato altre esperienze lavorative, che investono nel loro futuro ricordando il passato della propria famiglia. Ne ho incontrati molti di ragazzi così, tutt'altro che bamboccioni e tutt'altro che sprovveduti.

E' incoraggiante perchè tornano a ridare valore alla propria terra e alla propria storia, permettendone la salvaguardia e stimolando la capacità di generare prospettive occupazionali.

Purtroppo, però, è cambiato anche qualcos'altro.

Gli sforzi di questi imprenditori, giovani o meno, cozza sempre di più con la manifesta ostilità, perchè così mi sento di definirla, della legislazione europea e, spesso, anche nazionale, verso le piccole produzioni. 

La logica dei grandi numeri, dei grandi produttori e dei grandi eletti, perchè anche questo va detto, purtroppo, non guarda volentieri gli sforzi di chi crede ancora che fare le cose buone o belle o entrambe rappresenti un valore distintivo, in grado di connotare un'identità. Contano poco perchè sono piccoli, contano troppo perchè sono veri.

Me ne accorgo ogni volta che vedo piccoli caseifici o piccole realtà di trasformazione costrette a sobbarcarsi costi di adeguamento esorbitanti e inutili, oppure ad adempiere a disposizioni talmente impegnative (e non di rado anche contradditorie) da rendere eroico o stupido il  solo pensare di andare avanti.

"Ci facciamo fregare dalla passione", mi rispondono spesso, quando chiedo loro chi glielo fa fare.

Però lo fanno. Ci sono. E lottano per esserci.

Anche questo è un segno del cambiamento. C'è chi ha deciso di non avere paura, di andare avanti comunque, di sfidare l'assurdita di certe leggi, l'iniquità di alcune disposizioni, il parassitisimo degli emulatori.

E credo che la forbice si stia allargando, nel senso che da una parte ci sono i "duri e puri", gli amanti delle origini, chiamiamoli così; all'estremo opposto ci sono i pressapochisti, i produttori in economia più o meno sostenibile, le multinazionali a low cost. La parte in mezzo è quell'ibrido sul cui futuro si addensano le incognite più difficili da capire, anche se i segnali non sembrano particolarmente rosei.

E per me cos'è cambiato?

Una cosa sicuramente: l'acquisizione della consapevolezza del fatto che l'identità di un territorio è fondamentale e ogni sua singola sfumatura va concepita come un segnale, positivo o negativo, da interpretare e interiorizzare. 

E poi è cambiata in me la capacità di ascoltare le persone che combattono per quello in cui credono, e non certo per il profitto, ma per la capacità di restare veri.

Quindi continuerò a cercarle e a raccontarle, perchè sono convinto che cambiare voglia dire semplicemente questo.