tiportoio

In tutti questi anni ho potuto incontrare decine di imprenditori, persone che ogni giorno si alzano e si impegnano duramente per aggiungere un altro tassello verso il conseguimento dei propri obiettivi.

Gente che sgobba, che mette in gioco la propria vita, talvolta anche della propria famiglia, che non guarda le ore di lavoro, che le ferie le sacrifica per reinvestire. 

E in genere, gente che esprime un'eccellenza nel proprio settore, perchè capace di dar vita a qualcosa di unico, di straordinario, di esclusivo.

Ma quante volte si tratta anche di gente che soffre, di imprenditori, cioè, che pur lottando ogni giorno per affermare la propria identità e il proprio valore, non ricevono dal mercato una congrua gratificazione?

"Bello, ma costa troppo", "Ho un amico che lo fa simile", "Vabbè, ci penso e poi casomai torno", sono alcune delle frasi che si sentono dire, magari dopo una bella dose di complimenti che sanno più di pacca sulla spalla che di apprezzamento in termini di acquisto.  

Mi è capitato tante volte di toccare con mano anche una certa frustrazione per situazioni come queste: per quanto bene si faccia, il tuo spirito iniziale instillato nel tuo prodotto, non arriva. Arriva solo il prezzo finale, che spesso diventa il deterrente per ogni propensione all'acquisto.

Una cosa l'ho capita: se uno non si racconta, non dice chi è, come è arrivato a concepire quel prodotto, cosa ci ha messo dentro per ottenerlo, non riuscirà MAI a comunicare efficacemente.

Si chiama reputazione e si basa sulla credibilità costruita anno dopo anno.

Che non è fatta di slogan o di spot, ma di vita vera, di fatica, di sacrifici, di intuizioni, di rischio, di speranze, di sogni.

Pretendere che altri apprezzino il tuo lavoro senza che glielo si spieghi, è come voler raccontare la trama senza aver letto libro.

Eccola la chiave di volta, raccontarsi! Senza paura, con fedeltà a se stessi.

E, naturalmente, nel modo più professionale possibile.

Secondo me non c'è altro modo di distinguersi se non questo, affermando la propria identità spiegando chi siamo.

Sinceramente, l'ho provato anche sulla mia pelle, trovando nel digitale un alleato forte, sincero, diretto, perchè i numeri, il rapporto immediato col pubblico e la rete di interazioni che si sviluppano dipendono solo ed esclusivamente da te, da chi sei, da che valori hai, da cosa vuoi comunicare.

Raccontarsi.

Il miglior riscontro che ho avuto dopo anni passati esclusivamente nel mondo della televisione, è stato quello delle tante persone che hanno apprezzato il passaggio da uno Stefano Cantiero molto amante del cibo e della compagnia a uno Stefano Cantiero che sotto questa veste godereccia e luculliana nasconde curiosità, ricerca, voglia di scoprire e comunicare esperienze e testimonianza che probabilmente nessuno più andrebbe a cercare.

Onestamente sono sempre stato così, ma spesso le esigenze televisive imponevano e impongono di essere comunque simpatici, di tenere alto il ritmo, di solleticare l'attenzione con idee anche bizzarre, pur di tenere lì lo spettatore.

Ho paura che, se si vuole essere credibili, non possa più essere soltanto così.

E io l'ho tradotto in una scelta chiara: raccontarmi, a modo mio, per come sono, in qualsiasi situazione e in maniera diretta, come solo il digitale mi permette di fare.

Per questo mi prendo la licenza di dirlo a chi continua a faticare terribilmente: RACCONTATEVI, ditelo che vale la pena ascoltarvi. E fatelo voi, raccontate la vostra quotidianità, quello che vivete ogni giorno. 

Sappiate che solo così diventa più facile trovare le persone che vi ascoltano.

E' l'entusiasmo della normalità il vero punto di partenza.

RACCONTATEVI!